Il Fondatore - Istituto Paritario Bianchi dei Padri Barnabiti

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Il Fondatore

I Barnabiti

Cremona 3 dicembre 1502 - 5 luglio 1539

S. Antonio Maria Zaccaria



MEDICO-CATECHISTA

Antonio Maria nasce a Cremona nel dicembre 1502. Orfano di padre, a pochi mesi riceve una accurata edu­cazione umana e religiosa dalla gio­vane madre, Antonietta Pescaroli.

Dopo la rinuncia testamentaria al­l’eredità in favore della madre, si reca a Padova per gli studi di medicina. Laureatosi, fa ritorno nella sua città di Cremona, un tempo fiorente e po­tente, e ora devastata da guerre, inon­dazioni, carestia e pestilenza. Qui, lo Zaccaria, espletando la sua attività medica, solidarizza con i più poveri: visita ammalati, carcerati, apre le por­te della sua casa agli indigenti.

Non pago del suo “apostolato” pro­fessionale, dedica il suo tempo anche all’educazione spirituale dei piccoli e dei giovani, ai quali ben presto si aggiungeranno gli adulti. Fonda, nel­la Chiesa di S. Vitale, il “Circolo del­l’amicizia”: centro di incontri di pre­ghiera, di cultura biblica e di attività pastorale, seguendo il modello di vita e la dottrina di S. Paolo.

Cinque sono i Sermoni sui primi comandamenti, che il giovane “cate­chista” scrive per esporre la dottrina cristiana; un sesto ha per argomento la Tiepidezza “pestifera e maggior ne­mica di Cristo Crocifisso, la quale sì grande regna nei tempi moderni” (Let.V: alle Angeliche): combatterla significa diventare santi.

SACERDOTE

Ordinato Sacerdote nel 1528 in­crementa la sua opera apostolica, so­stenuto dalla Contessa Torelli, Signo­ra di Guastalla, di cui era diventato direttore spirituale e amministratore. Cremona lo proclama “Padre della Patria”.

Nel 1530, animato dallo spirito universalistico di S. Paolo, segue la Contessa a Milano, il centro propul­sore delle idee politiche, sociali, eco­nomiche e religiose dell’Italia del Nord, ma, nello stesso tempo, la capi­tale della corruzione e della vita cri­stiana ridotta a puro e sterile formali­smo: è il campo in cui esploderà il suo dinamismo apostolico riformato­re.

RIFORMATORE

Entra nel “Circolo dell’Eterna Sa­pienza”: ne diviene entusiasta anima­tore e

“costringe” i due amici Anto­nio Morigia e Bartolomeo Ferrari a collaborare alla fondazione dei “Paolini”, perché dalla lotta difensi­va contro la tiepidezza, la negligen­za, l’instabilità si passi alacremente al contrattacco, percorrendo il cam­mino della santità: “Orsù, Fratelli, levatevi ormai, e venite meco insie­me, che voglio che estirpiamo queste male piante...” “Su, su, Fratelli! Se fi­nora in noi c’è stata alcuna irriso­luzione, gettiamola via insieme con la negligenza: e corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo” (Let.II del 4 gennaio 1531 al Ferrara e al Mongia).

FONDATORE

Si mette subito all’opera: presen­ta al Pontefice Clemente VII una Sup­plica per avere l’approvazione del suo progetto di riforma; la risposta viene il 18 febbraio 1533 a Bologna, dove il Papa doveva incontrarsi con Carlo V: nasce così il Primo Collegio dei Paolini.

Non hanno ancora una casa pro­pria ma già si mettono in luce per la loro azione di urto riformatore: si pre­sentano per le strade e per le piazze con un crocifisso, richiamano alla conversione, alla preghiera pubblica con l’adorazione del Santissimo, alla pratica frequente della confessione e della comunione; praticano la flagel­lazione, chiedono l’elemosina.

Il popolo è scosso: se non manca­no coloro, che accolgono il messag­gio, molti reagiscono e intentano un processo contro “La casa di Paolo”.

Lo Zaccaria non si ferma: agli im­pauriti compagni riuniti in S. Caterina a Porta Ticinese, rivolge un’appassio­nata esortazione, invitandoli ad imi­tare il Crocifisso sotto il vessillo di Paolo e motivando le cause della per­secuzione come un semplice gioco di passioni. Tutti si abbracciarono pro­testando piena fedeltà. E’ il 4 ottobre1534.

Il processo è presto archiviato e i “paolini” possono continuare la loro opera di restaurazione cattolica, rice­vendo l’avallo della Chiesa con una Bolla del Papa Paolo III, il 25 luglio1535. Da questo momento il gruppo prende il nome ufficiale di “Chierici Regolari di S. Paolo”.

Il 25 gennaio dello stesso anno Paolo III aveva approvato la costitu­zione del gruppo femminile, con il nome di “Angeliche di S. Paolo”: suo­re senza clausura, in diretta collabo­razione con i sacerdoti. Ma lo Zac­caria vuole coinvolgere nell’opera di riforma i laici; perciò costituisce il gruppo dei “Maritati di S. Paolo”, as­sociato ai due rami religiosi consa­crati, per le missioni al popolo, la ele­vazione spirituale della famiglia, la santificazione dello stato coniugale, la spiritualità ascetica ed eucaristica.

APOSTOLO

L’attività dei paolini è immane; non si arresta nemmeno quando, nel giugno del 1536, viene riaperto il pro­cesso per eresia, che si concluderà nell’agosto del 1537 con una senten­za assolutoria in formula piena, emes­sa dal Presidente del Senato Milane­se, Giacomo Filippo Sacchi.

Antonio Maria è ben consapevole della grave responsabilità assunta nel fondare tre gruppi riformatori: fa sen­tire la sua voce a tutti o con la pre­senza diretta o con le lettere. Mette mano alla redazione delle Costituzio­ni per i Chierici, le quali, però, pro­fondamente modificate, saranno ap­provate da Gregorio XIII e promul­gate nel Capitolo Generale del 25 gennaio 1579, presieduto da S. Carlo Borromeo. Intanto, nel 1536, per la ristrettezza delle Casette di S. Cate­rina, i paolini si trasferiscono in un’ampia casa messa a disposizione dalla Contessa di Guastalla nelle adiacenze di S. Ambrogio, dove re­steranno sino all’ottobre del 1545, quando entreranno in possesso della Casa e della Chiesa dei Santi Paolo e Barnaba, che diverrà la Casa Madre dell’Ordine e dalla quale assumeran­no il nome di Barnabiti.

La missione a Vicenza e i conti­nui viaggi tra Milano e Guastalla tra il 1537 e 1539 consumano le ultime energie di Antonio Maria, che, sen­tendo una grande “stanchezza del cor­po”, si fa trasportare da Guastalla a Cremona, per esalare lo spirito tra le braccia della madre, il 5 luglio 1539.

SANTO

Imponenti sono le esequie, presie­dute da Mons. Luca di Seriate, che lo aveva ordinato sacerdote. La sal­ma viene trasportata a Milano e tumulata nella Chiesa di S. Paolo del­le Angeliche, dove rimarrà sino all’8 maggio 1891, quando fu riesumata per essere deposta nella cripta di S. Barnaba, inaugurata il 9 aprile 1893.

Ininterrotto è stato il culto, con­fermato il 3 gennaio 1890 da Leone XIII, che lo proclamerà santo nella Basilica Vaticana il 27 maggio 1897.

(P. Lucio Dentico)

 
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