I Barnabiti a Napoli - Istituto Paritario Bianchi dei Padri Barnabiti

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I Barnabiti a Napoli

I Barnabiti

La presenza dei Barnabiti a Napoli risale agli inizi del secolo XVII.
Lucio Pallamolla, originario di Sapri, chiede ai Padri di San Barnaba a Milano di essere ammesso tra i Barnabiti e mette a disposizione della Congregazione 200 scudi d’oro per una fondazione a Napoli.

Nel 1602 il Card. Alfonso Gesualdo affidò a P. Pallamolla, sceso a Napoli, l’ufficiatura della Chiesa di S.Arcangelo sotto Forcella, non ritenuta dai Barnabiti una sede adatta per costituire una comunità. Medesima perplessità ebbero i Padri quando, nel 1607, il Card. Acquaviva d’Aragona assegnò loro la Chiesa di S. Caterina Spina e Corona.

I Barnabiti nello svolgere la loro attività desiderano situazioni sicure e stabili. Nel 1609 ottengono la Chiesa di S. Maria in Cosmedin o di Portanova, che, strutturata secondo le esigenze della comunità, divenne un fiorente centro di spiritualità e di pastorale.

Occorreva una casa di formazione, per accogliere vocazioni. Nel 1615 i Barnabiti gettarono le fondamenta alla Chiesa, che sarà dedicata a S. Carlo Borromeo: S. Carlo alle Mortelle.

Qui, nel 1653, i Padri crearono un fiorente alunnato, dove i giovani venivano educati alla pietà, alle lettere e alla disciplina ecclesiastica, e un noviziato.

Soltanto la Rivoluzione francese interruppe, nel 1809, la straordinaria attività dei Barnabiti nel sacro ministero della predicazione, della direzione spirituale, al confessionale, al letto degli infermi, nelle carceri e nelle scuole, durante i momenti felici e soprattutto nei momenti tragici della storia napoletana, contrassegnata da carestie e pestilenze, eruzioni vulcaniche.

E’ doveroso il ricordo della dedizione dei PP. Visconti, Ghigi, Adimanda e Fr. Pandolfino durante la peste del 1656, che decimò la popolazione partenopea, e dell’affluenza di popolo alla predicazione quaresimale in Cattedrale dei PP. Gavanto, Drisardi, Merati, Bossi, Manara, Gattinara.

Gattinara, mostra l’efficacia della presenza barnabitica  nella città partenopea.

Vive ancora nella devozione dei fedeli la presenza di San Francesco Saverio Maria Bianchi, proclamato “Apostolo di Napoli”. Lettore di filosofia a S. Carlo, Docente di dogmatica e di polemica all’ Università, Socio dell’Accademia Reale ed Ecclesiastica, sostenne e indirizzò a Dio una folta schiera di anime, che a lui ricorreva per qualunque necessità; la stessa autorità politica non ebbe il coraggio di allontanarlo dalla dimora a Portanova, dopo la soppressione dei religiosi nel 1809.

Fondatori di scuole

Passata la bufera della rivoluzione e della soppressione degli ordini religiosi, fece ritorno a Napoli il Re Ferdinando I. Questi  stipulò un Concordato con la Santa Sede, i cui firmatari sono due Cardinali Barnabiti, Fontana (Superiore Generale dell’Ordine) e Lambruschini (segretario di Stato di Gregorio XVI).

Fu l’atto per la restaurazione degli ordini religiosi nel Regno.

I nostri Padri, non poterono rientrare in possesso dei collegi di Portanova e di S. Carlo. Ebbero in cambio l’ex monastero delle Carmelitane Scalze di Pontecorvo e il fabbricato di Caravaggio con l’annessa chiesa.

(Lucio Dentico)

 
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