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Mirizzi Giangiuseppe
Putignano 2 Ottobre 1921 -
Napoli 4 Ottobre 2000
Al Bianchi: dal 1947 alla
morte (eccetto un breve periodo ad
Arpino, Altamura e Denza, per 5 anni). Rettore: 1965 - 1977 e 1982 - 1988 Anima bella Non ci sono lacrime sufficienti, Carissimo p.
Giangiuseppe, perché tutti e ciascuno di noi, qui presenti, possiamo piangere
la tua dipartita da questo mondo; tu, dall’alto della tua presenza con Dio,
così già vogliamo vederti, ti meraviglierai di tuttociò, e fissando i tuoi occhi
che in vita sono stati così forti e penetranti, capaci di entrare nelle pieghe
più profonde dell’animo, guardando al nostro dolore, certamente vorrai dirci: “Coraggio, affidiamoci al Signore. E’ Lui che guida i
nostri passi e sa quando è giunta l'ora di ritornare, per amarlo ed adorarlo
eternamente”. Il tempo del ritorno alla Casa del Padre è stato,
soprattutto negli ultimi mesi, oggetto dei nostri brevi ma intensi discorsi. Nella sofferenza della malattia, nella sfiaccante
stanchezza degli ultimi tempi, hai avuto un solo rammarico, quello di non poter
essere utile alla Comunità, e soprattutto agli alunni. Ancora l’altro giorno mi
dicevi: “Padre Rettore, tenetemi presente appena iniziano le confessioni degli
alunni per l’avvio dell’anno
scolastico”. Non hai mai minimamente perso di vista la confidenza e la
fiducia filiale verso Dio: le tue parole sono sempre state motivo di abbandono
al Signore e alla Sua Volontà; l’amore filiale alla Vergine ti ha seguito per
tutta la vita; vita spesa a servizio totale della Chiesa, della Congregazione,
al servizio degli alunni del Bianchi, attraverso il ministero sacerdotale della
Confessione, della direzione spirituale, dell’istruzione religiosa. Chi può contare, nei tuoi
45 anni di permanenza al Bianchi, gli incontri con famiglie, ex-alunni,
alunni, amici? La stessa cattedra, con l’insegnamento del latino e greco o
della religione, come anche il tuo ufficio di Vice-Rettore dei convittori e il
ventennale incarico di Superiore, Rettore e Preside dell’Istituto, sono stati
luoghi di Magistero. Anche gli ultimi mesi, nonostante la debilitante
stanchezza, li hai dedicati ad incontrare persone che a te ricorrevano per un
consiglio, un incoraggiamento, per una ricarica spirituale. Quante volte,
passando dopo questi incontri, nel mio studio, ti vedevo triste, per le tante
situazioni difficili di cui venivi a conoscenza, e che diventavano per te
preoccupazioni, come se tu avresti dovuto vivere quelle situazioni. Quanto
amore hai nutrito per le persone, quanta capacità di ascolto per tutti, professionisti
e gente semplice, grandi e piccoli! Che dire di te, uomo della carità? Spesso la tua
mano aiutava chi a te ricorreva.
La tua carità al prossimo bisognoso, me l’hai detto più volte, quasi per scusarti, la facevi con quelle offerte
che qualche tuo amico ti affidava, oppure con qualche piccola offerta che ricevevi
per il tuo ministero sacerdotale, in occasione di battesimi, matrimoni,
funerali. Nelle occasioni, lieti e tristi, non hai mai saputo negarti a tanti
ex-alunni e amici. Carissimo padre Giangiuseppe, se è vero che “dalle opere
li riconoscerete”, come dice il Vangelo, possiamo tranquillamente pensare che
presentandoti al Signore e bussando alla sua porta, ti sarai sentito dire: “Vieni, servo buono e fedele, entra nel gaudio del tuo
Signore, perché le tue mani non sono vuote, ma piene di opere buone, di fede
sincera, di preghiera umile, costante e fiduciosa”. La preghiera: sei stato certamente un uomo di azione, ma a
ciò non è mai mancato il supporto principale, la preghiera dal primo mattino
fino a tarda sera. Lunedì sera, presente anche il Parroco, Don Ettore, e il
padre Lucio, hai fatto l’ultima tua confessione; è stata una confessione
pubblica in cui, dopo aver chiesto ancora una volta perdono al Signore per
tutte le manchevolezze della tua vita, hai chiesto l’assoluzione sacerdotale. Che dire della venerazione che tu avevi dei Superiori? In
questi anni di conoscenza e di stima reciproca, tu, padre anziano e di certo in
avanti sulla via della santità, hai voluto spesso chiedere consiglio a me, e
hai voluto prestare una completa sottomissione, da religioso, fedele al voto di
obbedienza. Lo scorso
anno ti comunicai che, forse, era opportuno che tu abbandonassi l’insegnamento.
Al primo momento di profonda tristezza, facevi seguire un senso di riconoscenza,
dicendomi: “Me l’hai comunicato al momento giusto! Però, sappi che sono sempre
a disposizione dei ragazzi…” Gli alunni, la scuola con le sue problematiche, sono stati
altri motivi di conversazione con te! Quanti ritagli di giornali e riviste specializzate riguardanti la
scuola mi hai portato in Presidenza! La Scuola, la tua scuola l’hai sempre
voluta ordinata e funzionale e ti sei sempre tenuto aggiornato e spesso critico
sulle ultime vicende della scuola italiana. Per te la scuola è stata il luogo
della cultura e soprattutto della formazione dei giovani. Sei stato davvero un Maestro di cultura, ma soprattutto di
Vita. La tua presenza al Bianchi non potrà mai essere dimenticata; oggi noi ti
salutiamo e siamo certi che tu, presso il trono di Dio sarai per noi un sicuro
intercessore. Grazie, padre Giangiuseppe, per tutto ciò che hai operato
nella tua Comunità e nel tuo Istituto Bianchi. Concludendo questo mie breve intervento, desidero
ringraziare S. Em. il Cardinale Michele Giordano, S. Ecc. Mons. Vincenzo Pelvi,
Vicario Generale e Vescovo Ausiliare di Napoli, che ha presieduto questa
celebrazione eucaristica, il padre Generale dei Barnabiti P. Giovanni Villa ed
i sacerdoti presenti e concelebranti questa liturgia. Un ringraziamento
a tutti i presenti, incominciando dalla numerosa schiera di alunni ed ex-alunni. Ringrazio vivamente
l’Associazione Ex-Alunni, l’Associazione AGESC dell’Istituto e la Confraternita
dei Pellegrini, della quale il p. Giangiuseppe era confratello. Infine
ringrazio tutti gli amici del padre Giangiuseppe e dell’Istituto, invitando
ancora una volta l’assemblea tutta a pregare Dio, Padre di consolazione e di
misericordia, per l’anima benedetta del carissimo p. Giangiuseppe Mirizzi. (P.
Pasquale M. Riillo, Rettore e Superiore Provinciale) * * * * * La prima lettura, dal Libro della Sapienza (3,1-9),
rappresenta un po' il saluto che l'antico Testamento rivolge al Nuovo. E'
l'ultimo libro dell'Antico Testamento e già guarda alla novità che sta per sorgere. “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento
le toccherà». L'immortalità, promessa a chi crede in Cristo, è comunione piena
con Dio, è dono e, anche durante l'esistenza terrena, ogni sacerdote è segnato
dalla grazia di eternità che feconda la vita e l'essere presbiterale. Pur se i giorni terreni sono attraversati da sofferenze, da
prove e da oscurità, nessun tormento toccherà il giusto, lo farà vacillare
nell'intimo; pur se la morte sembra un fallimento, chi muore nelle mani di Dio
è nella pace. il carissimo P. Giangiuseppe, uomo giusto, nel fuoco di Dio è
come scintilla che disegna per noi giochi di luce e di gioia, in
quell’abbandono che nasce dalla coscienza che siamo del Signore, gli
apparteniamo e, in Gesù siamo inseriti dal Pastore nella Gerusalemme celeste. In tale visione della vera patria che ci attende, il
racconto evangelico (Mt 5,1-12) ci propone le beatitudini come il progetto del
regno di Dio, che Gesù vuole realizzare fin da ora. Una comunità quella della
terra, di seguaci autentici di Gesù, di persone che, pur se afflitte, sono
sempre miti, giuste, misericordiose, operatrici di pace, anticipando in tal
modo lo splendore della Gerusalemme celeste. La nostra preghiera con e per P. Giangiuseppe si trasforma
in un canto di speranza. Questo nostro fratello è stato coinvolto già su questa
terra nel divino e nell'eterno; è stato del Signore e con Gesù attraverso la
scelta della povertà, dell'amore, della giustizia, della pace, oggi entra nella
Pasqua. La sua morte diventa l'ingresso nella comunione piena con Dio, gustata,
in frammenti, durante la vita terrena nella preghiera, nell'eucaristia, nel
servizio amoroso ai fratelli. P. Giangiuseppe
sta davanti a noi come fratello che nella via delle beatitudini ci ha preceduto
verso il regno della grazia e ci invita a riscoprire i legami che abbiamo con
la Chiesa del cielo, legami che non si spezzano, mentre ci accorgiamo di quella
presenza di ispirazione che continua in noi. Ciascuno di noi, infatti, ha un
volto interiore ed esteriore costruito da altri, da coloro che ci hanno
preceduto, dai nostri pastori nella vita divina. Oggi siamo qui perché questo
volto ha incrociato la nostra vita, ha affiancato il nostro cammino, ha gioito
e pianto con noi aiutandoci a crescere nella fede, nella speranza e nell'amore. “Pater, quos
dedisti mihi volo ut ubi ego sum et illi sint mecum”. Le parole di Cristo,
tratte dalla preghiera detta “sacerdotale”, sono per noi luce e conforto, in
questo momento in cui la fede ci raduna intorno all'altare di Cristo. La nostra preghiera vorrebbe innestarsi in quella dell'unico
e sommo Sacerdote, e quasi nascondersi in quel suo “volo”, riflesso perfetto
della volontà di salvezza del Padre celeste, fonte della vita nel tempo e
nell'eternità. In questo anno giubilare, “Porta santa” è stata per P.
Giangiuseppe la morte, ultimo transito che si apre sull'Eterno. Gesù non
perderà nessuno di coloro che il Padre gli ha dato. La Chiesa di
Napoli sente un particolare debito d’amore verso P. Giangiuseppe. Ma forse non
abbiamo ancora fatto posto nel cuore a un ricordo di lui più importante: egli
ha costruito la chiesa vivente di Dio nel cuore di tanti giovani, con fiducia,
pazienza, sofferenza, gioia... E P. Giangiuseppe ha cementato queste pietre in tempio santo
di Dio con il suo servizio quotidiano di educatore, con il suo amore di padre.
Un amore che si è manifestato nelle forme proprie dei tempi, in tutte le
espressioni della sua umanità, nelle diverse stagioni della sua esistenza. Un
amore che ha conosciuto certamente anche fragilità e debolezze (come è per ogni
uomo e per ogni prete), ma che si è fatto pur sempre dono quotidiano di vita,
per tutti questi anni. P. Giangiuseppe si è preso cura ogni giorno della sua
Comunità con lo stesso impegno, senso del dovere ed entusiasmo del primo
giorno. E ha continuato a farlo, con la stessa dedizione, anche negli ultimi
anni, nonostante l'età e le sofferenze, dando una bella testimonianza di
pazienza e fiducia nel Signore. Questo debito d'amore non si paga con una celebrazione, né
con manifestazioni esteriori, ma solo ricordando: ricordare è atto del cuore,
dove perdura la memoria viva dell'affetto, del bene, dei legami, che la morte
non può spezzare. Tuttavia anche P. Giangiuseppe ha un debito d'amore con noi.
Egli ci porterà per sempre nel cuore davanti a Dio, nella luce e perciò, ci
dice, con le parole di san Paolino di Nola (Carme 11, 57-68): “E la fine stessa, che mi separa dal mio corpo, non mi
separerà dal vostro amore. L'anima, infatti, che sopravvive alla corruzione del
corpo, essendo di natura celeste, conserva i suoi sentimenti e gli affetti,
come la sua propria vita. Come non può morire, così non può dimenticare colui
che vive per sempre”. L'accolga presso il trono dell'Altissimo, la Beata Vergine
Maria, nella cui Immacolata Bellezza, P. Giangiuseppe potrà ammirare quella
della Chiesa e della sua Congregazione che in terra ha sempre servito ed amato. (Mons.
Vincenzo Pelvi, Vicario Generale e Vescovo Ausiliare di Napoli) |