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    Aguilar Luigi

     

     

    Napoli 7 Aprile 1814 - Brindisi 21 Gennaio 1882

     

     

    Primo Rettore del Bianchi nel 1870

    Vescovo di Ariano Irpino e Arcivescovo di Brindisi.

    Il Fondatore del Bianchi

     

     

               …Signori, se le lagrime, onde i superstiti bagnano l'avello dei trapassati, sono effetto di un sentimento spon­taneo del cuore umano, la religione, restauratrice dei più nobili affetti, si associa alla natura in questo estremo tri­buto. Sacro è il pianto, sublime è la filosofia delle lagrime sparse sulla tomba degli estinti

          È l'ultimo giorno, o Signori, che noi vediamo in questo Tempio del Dio delle misericordie il nostro Arcivescovo Aguilar, il quale amò tutti  e non  contristò nessuno: deh! animati dal sentimento di religione, compiamo il pietoso dovere di dargli anche noi un’ultima prova di affetto, deponendo un mesto fiore sul feretro di lui, ed implorando pace e requie sempiterna all'anima sua.

               Grande, o Signori, è la dignità del Sacerdozio cattolico: è questo una santa e celeste magistratura che, librandosi ­tra il cielo e la terra, terra e cielo congiunge nella sublimità delle sue funzioni. Ma più vivida è la luce onde ri­splende la dignità sacerdotale, se di scienza e  di virtù la si vede adorna. E di così belle doti non mancò certo il gran Sacerdote di questa nostra Chiesa, Luigi M. Aguilar.

                       Nato egli in Napoli, di nobile famiglia di Aragona, il 7 Aprile del 1814, fu a suo tempo affidato dai suoi genitori ai Padri Barnabiti del Collegio di Santa Maria  di Caravaggio tanto benemeriti di religioso e civile progresso; ed in quel sacro recinto di soda e sana istruzione educativa, il giovanetto Luigi, ammirabile per dolcezza di tempra, per acume d'ingegno e tenacità di  memoria, coltivò con amore gli studi classici e filosofici, ansiosamente ricercando nei più celebrati volumi le bellezze dell' idioma greco, latino ed italiano, nonché i tesori del vero. Percorsi con lode i primi stadii dello scibile, il giovane Barnabita fu mandato in Roma; e se sulle rive incantevoli del Sebeto,  egli si era deliziato nella poesia della natura, nelle caste emozioni del bello e nelle pure elevazioni dello spirito; sulle sponde del biondo Tevere professò i sacri voti ed appagò le forti aspirazioni del suo cuore nelle sublimi visioni della fede. Nella città dei sette colli, Luigi Aguilar fu consacrato Sacerdote, dopo di aver dato pubbliche e commendevoli prove del suo valore nel campo teologico e canonico. Tanta luce di sapere non poteva certo rimanere nascosto sotto il maggio; che anzi, divulgatosi il grido del suo merito, fu egli destinato dai Superori del suo Ordine all'insegnamento prima della Letteratura e poi della Filosofia e del Diritto naturale, nei più rinomati Collegi di Barnabiti in Napoli, Bologna, Macerata, Teramo, Moncalieri, Firenze, ed in altre città d'Italia. E poiché nel delicato ministero dell’ammaestrare la gioventù il maestro Agui1ar possedeva le dolci attrattive, a cui si lascia cogliere l'uomo nella primavera della vita, non è meraviglia se parecchi dei suoi discepoli oggi locati in alta posizione sociale, si onoravano dell'amicizia del loro antico professore, e certo con viva dispiacenza apprenderanno la nuova della sua morte.

               A conferma del gran merito del nostro estinto, vò’ ricordare, o Signori, che reggendo la Regia Università di Napoli Paolo Emilio Imbriani, fu invitato il nostro Aguilar a far parte della Commissione esaminatrice per la prova annuale di Lettere; e l’umile Padre dei Chierici Regolari di S. Paolo, accettando volentieri l'onorevole incarico, seppe compierlo con pienissima soddisfazione degli altri professori.

               Ma su campo più vasto volea la Provvidenza che si svolgessero le doti di mente e di cuore di Luigi M. Aguilar.

          Era il Dicembre del 1871, e triste, miserando spettacolo presentava la vasta Diocesi di Ariano da più anni vedovata del suo Vescovo Monsignor Caputo. Nelle nuove condizioni di cose negletta vi era la disciplina ecclesiastica, avvilita e quasi del tutto conculcata la Religione. A riordinare quella parte della mistica vigna del Signore, era necessaria l'opera ener­gica di un Prelato, che a scienza disposasse prudenza , ed il Pontefice Pio IX, memorabile pel senso pratico che avea degli uomini e delle cose, vi mandò a Vescovo il Preposito Provinciale dei Barnabiti di Napoli, Luigi Maria Aguilar. Come all'apparire dell'iride si rasserena il cielo, e al sorgere di astro propizio tace il fiotto del mare e si acquieta l'im­perversare del vento che lo sconvolse; così al mostrarsi del novello Pastore si ricomposero a pace gli spiriti agitati degli Arianesi. Coadiuvato infatti Monsignor Aguilar e sorretto dalla parte più eletta del Clero e di quei cittadini, potè rialzare le condizioni morali di quella scompigliata Diocesi, richiamando in vigore nelle sue visite episcopali i canoni della .Chiesa, investendo dei benefizii vacanti i più meritevoli fra gli ecclesiastici, e riaprendo pure quel Seminario, in cui per difetto di professori egli  stesso insegnava. L’eco degli effetti benefici ottenuti dallo zelo prudenziale del Vescovo Aguilar nella Diocesi di Ariano, arrivò fino a Roma; e lo stesso Supremo Gerarca Pio IX, a ricompensa di tanto merito, nell' Ottobre del 1875 lo tramutò in questa nostra Archidiocesi, la quale da pochi mesi avea perduto il suo Arcivescovo Monsignor Ferrigno.

               Venuto in mezzo ai nuovi suoi figli con quello spirito di benignità e mitezza, che, al dir dell'Apostolo, è decoro e dote precipua della dignità episcopale, l'Arcivescovo Agui1ar non ismentì mai questa sua nota caratteristica, durante i 16 anni e mesi che resse l'Archidiocesi di Brindisi. Avendo egli professato Umane Lettere per tanti anni della sua vita, avea pur saputo ritrarre dallo Studio e dall' insegnamento della Letteratura quella nobiltà, quella gentilezza di animo e di modi, che d’ordinario produce questo ramo dilettevole dello scibile umano.

          Inoltre, profondo conoscitore della Bibbia e della Patri­stica, egli ricordava bene le parole di Paolo al suo Tito: “ Fa d' uopo che il Vescovo sia non iracondo, non violento, ma benigno”; come pure gli stava dinanzi alla mente il pru­dente insegnamento del Crisostomo, che se la mitezza è or­namento di tutti gli stati sociali, lo è molto più di chi è posto in alto luogo al governo dei popoli. E per vero, o Signori, dovendo chi governa dispiacere sovente a molti, e però incorrere nell'odio, nella maldicenza, e fino nelle ingiurie; come farebbe egli, senza la mitezza, a frenare se stesso? Quanti motivi non avrebbe di levarsi in ira e di vendicare l’amor proprio oltraggiato? Invece, quanti animi concitati non ricompone a pace l’uomo calmo, benigno, mansueto?

          ì come io zelo indiscreto aggrava il soave peso del Vangelo e rende esosa la Religione; così la soavità e la dolcezza guadagnano un po' per volta e piegano i caratteri più ritrosi. Ed a tale dolcezza, a tale prudente soavità volle sempre ispirarsi l'Arcivescovo Aguilar,  anche a discapito della opinione; e ne diede non dubbie prove in circostanze e fatti che, se è bello tacere, sono sempre noti alla nostra co­scienza. Né credasi che tal modo di governare fosse nel no­stro estinto effetto di debolezza o timore; poiché all'uopo l’opera sua dispiegavasi forte ed autorevole; invece era ri­sultamento di vittoria su di sé stesso; era frutto di cono­scenza profonda del cuore umano, e del suo ministero di pa­dre; poiché non ignorava egli che in ogni anima, anche guasta e pervertita, vi è sempre una scintilla, che alimentata dai paterni avvertimenti e dall'aiuto della grazia, può  bene svolgersi, crescere e luminosamente risplendere.

               Anche l'alito della carità animò il cuore di Monsignor Aguilar. Però, era memore della massima del santo Ve­scovo di Ginevra , che il bene fa rumore, e che il rumore non fa mai bene, celò modestamente le sue beneficenze, sol­levando di preferenza la povertà occulta. Schivo quindi di quelle iattanze, con cui altri suole gonfiare le proprie miserie per accattarsi il facile plauso del volgo, e desideroso solo di piacere a Dio, egli soccorse gli indigenti con sussidii mensilmente distribuiti da chi amministrava la sua azienda episcopale, ovvero pel tramite segreto delle Figlie della Ca­rità, che egli chiamò in Brindisi nel 1878, e che da quel tempo sostenne sempre con annuo assegnamento.

               Finalmente , o Signori, mi si permetta che a lode dell’estinto io ricordi pure che se egli amò Dio ed i propri figli, cui non fece male, e che beneficò pure nella cerchia dei suoi mezzi, amò anche nella presente civiltà ciò che non è contrario alla coscienza di cristiano e alle tradizioni del cattolico; e sempre si tenne lontano dalle intemperanze di coloro che credendosi zelatori della Religione, si rivelano invece partigiani ringhiosi.

               L'illustre filosofo Giambattista Vico insegnò una grande verità pratica quando scrisse, clic si giudica sempre inesat­tamente, allorché si vuoI prescindere dalle varie circostanze, che accompagnano l’obbietto del giudizio medesimo. Ciò posto, se qualche leggiera ombra discorde si vuol additare nel quadro della vita episcopale di Luigi Aguilar, si guardi pure, o Signori, l’ambiente in cui la Provvidenza permise che tale vita si esplicasse. E poi, la perfettibilità, e non la perfezione, è dote dell'uomo sulla terra; conseguentemente se v'ha qual­cuno fornito deI privilegio speciale di essere del tutto mundus a sorde, emetta quest'oggi il verdetto di condanna, prenda per primo la pietra e la scagli contro queI feretro.

               E tu, o venerando vegliardo, che fra poco scenderai nel silenzio della tomba, ricevi in quest'ultimo giorno, che di­mori in mezzo a noi, l’estremo Vale ch'io ti do a nome del tuo popolo , del tuo Clero e dei tuoi giovani chierici, che tanto amasti di santo ed intemerato affetto.

     

     

     

    (Nei solenni funerali di Monsignor Luigi Maria Aguilar. Elogio funebre letto nella Cattedrale di Brindisi dal Rev. Giovanni Cano.co Teologo Tagliento. Brindisi, 1892)