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Abi Nader
Mosè Damasco 22 febbraio 1882 - Napoli 29 Maggio 1966
Al Bianchi: dal 1912 fino alla morte. La Bontà ... Ma chi è, che
cosa è, donde venne Don Mosè? Domande difficili. Già, definirlo è qualcosa di
contraddittorio al suo essere, o meglio, al suo divenire continuo. E’ orientale? Sì, perché nacque in
Siria, a Damasco, e, bambino, camminò su la strada dove cadde Saulo, folgorato
dalla luce prodigiosa. Ma ora Don Mosè vive, pleno iure, civis neapolitanus. La
sua sottile essenza siriana si è calata tutta e perduta nell’elemento vulcanico
e nella lava fumigante; e non se ne distingue più: i suoi occhi nerissimi
ridono di malizia partenopea; la sua barba è un talismano che gli alunni
toccano, per buon augurio, prima di entrare in classe, nei giorni fatali delle
interrogazioni e degli esami. E’ barnabita Don
Mosè? No, perché quando i Padri del
collegio si adunano nei loro capitoli, egli se ne sta beatamente a pasturare i
colombi nel cortile. A proposito,
quando manca Don Mosè i colombi migrano ... Non è barnabita,
dicevamo; eppure i barnabiti l’hanno fatto, per tradizione di affetto, uno di
loro; e il Generale dell’ordine, gliene vergò l'attestato. E’ sacerdote? Sì,
perché fu consacrato, giusto cinquant’anni or sono, sotto l’abside d’oro del
Laterano; e celebra messa tutti i dì a Montesanto. Ma i fedeli di Monsignore Verrusio, che leggono il messalino
romano, non ci si raccapezzano; egli non segue il rito latino, ma quello
maronita del Libano, un rito fragrante di cedri, di rose, di acque, di campi,
un rito misterioso, colmo di benedizioni e di geroglifici come un obelisco del
Nilo. Di quel rito, più
che della sua terra, Don Mosè sente nostalgia.
Ed eccoci spiegato l’arcano di certe sue fughe improvvise, che suscitano
in comunità le più vivaci clamorose proteste, quando egli, non potendone
proprio più dei nostri volti glabri di chierici romani e delle pettinate
liturgie delle nostre chiese e dei canti gregoriani, si calca indispettito il
cappello e fugge a Roma. ... E’ Professore, don Mosè? Diamine! Professore di
arabo, anzitutto. Carriera nelle scuole di stato, consule il bravo Preside del
Salvator Rosa (Scuola Tecnica Coppino) Monterisi. Ma questo non conta. ... E’ vicerettore,
infermiere, economo, dispensiere, o che so io?
Bah, in tanti anni di direzione, io non ho mai saputo precisamente i
suoi uffici ... Ma c’è un don Mosè,
tutto raccolto, intimo, con certi grandi pudori di bimbo, con un cuore immenso
quanto il mondo, con occhi pieni di stupore e di bontà. Forse è colui che ascolta e conforta,
sollevando la barba con rapidità improvvisa, la confidenza e l’angoscia: la
grande angoscia dei piccoli e talvolta la piccola angoscia dei grandi. E’ colui che benefica tutti, che congiura
contro i castighi o li sovverte, li imbroglia, li scompiglia, li riduce a
nulla, strepitando, facendo un gran chiasso; colui che saetta minacce e
dispensa caramelle. ...
Vi è accaduto mai prima di aprire piano gli occhi al mattino e, nel gioco
d'ombra fatto dalla prima luce che filtra attraverso le imposte ancora chiuse,
non avete creato lì un volto, caricandolo di espressione, di tempo, di umana
bontà? Ecco don Mosè. (P.
Vincenzo Cilento. Trittico di
memorie. Napoli, 1966).
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