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CENNI
STORICI SULL’ISTITUTO L’Istituto Bianchi, fino al 1961 Collegio Bianchi, si
riconosce e trova la sua identità nella plurisecolare tradizione culturale ed
educativa dei Padri Barnabiti, presenti a Napoli fin dal 1600 con i collegi di
S. Maria in Cosmedin a Portanova e di S. Carlo alle Mortelle. Infatti questi religiosi iniziarono la loro attività nel
campo scolastico proprio nel XVII secolo per poter affermare i principi della
tradizione cattolica in contrapposizione ai dettami della riforma luterana e
risale al 1605 la decisione del Capitolo Generale di aprire una scuola pubblica
per notabili. Col decreto del 25 aprile 1810, con cui Napoleone sopprimeva
gli ordini religiosi, i Barnabiti persero però entrambi i Collegi prima citati. L’origine dell’Istituto Bianchi può dirsi risalga al 1821,
perché in quell’anno fu fondato il Real Collegio di S. Maria di Caravaggio, del
quale il Bianchi può considerarsi l’erede diretto; infatti, il 28 ottobre 1818,
nel nuovo concordato fra Pio VII e Ferdinando I, figurò tra i primi articoli
quello della restaurazione degli ordini religiosi. Alla firma di tale
concordato, intervennero l’Em.mo Card. Fontana, Generale dei Barnabiti, ed il
Card. Lambruschini, Barnabita anch’egli e Segretario di Stato del Papa; essi,
valendosi della loro amicizia con Luigi De Medici, Ministro del Re, iniziarono
pratiche per l’apertura di un nuovo Collegio barnabitico in Napoli. A seguito di ciò, il 28 agosto 1819 l’Alta Commissione
esecutrice del Concordato stabilì che al posto del Collegio di S. Carlo sarebbe
andata ai Barnabiti la Casa di S. Giuseppe a Pontecorvo. Durante i moti rivoluzionari, scoppiati in Napoli il 2
luglio 1820, i Barnabiti fornirono prova ed esempio di disciplina e di fermezza
d’animo, il che valse ad accrescere la stima del Re Ferdinando I nei loro
confronti. Successivamente lo stesso re Ferdinando decretò che il Real
Collegio di Caravaggio fosse dato ai Barnabiti, con l’obbligo di mantenervi un
Convitto ed un pubblico Ginnasio. Stipulato il contratto, il 10 agosto 1821
veniva aperto solennemente il Convitto, del quale fu nominato Pro Rettore il
Padre Del Torso, già Superiore a Pontecorvo. Fedeli alle tradizioni, i Barnabiti intesero subito la
gravità degli impegni assunti versi il Sovrano, che dava loro una prova singolare
di stima e di benevolenza, e verso le famiglie degli alunni. Pertanto fu loro
prima cura precisare il programma educativo ed il suo modo d’attuazione. Tali
propositi li troviamo espressi nella pubblicazione dell’epoca “Informazione del Collegio di S. M. di
Caravaggio”, diretta dai PP Barnabiti: “I Barnabiti si faranno il più
inviolabile dovere di assistere e istruire i giovinetti affidati alla lor cura,
in tutto che forma il vero cristiano, il suddito e il buon cittadino”; l’idea
educativa dei P. Barnabiti trasparisce da questa parola chiara e limpida ed è
spoglia di qualsiasi pregiudizio. Pur dal poco accennato, si può facilmente dedurre
l’importanza che assunse l’opera educativa dei Barnabiti e con quale fedeltà
essi adempissero agli impegni assunti. Le richieste per posti di alunni nel
Convitto aumentarono sempre più; fu pertanto un continuo gareggiare fra le più
distinte famiglie napoletane per procurarsi la fortuna di affidare i loro figli
ai Barnabiti, mentre essi, preoccupati della responsabilità inerente al loro
ufficio, resistettero ad ogni lusinga di materiali interessi e mai si
lasciarono indurre ad aumentare il numero dei convittori oltre il consentito alle loro forze ed alla
capacità dei locali. La media dei convittori pare che non sorpassasse in quegli
anni le 70 unità, mentre il numero
degli esterni non andò mai oltre 350. Purtroppo le cose pubbliche mutarono radicalmente ed il 9
novembre del 1867 la Giunta Municipale di Napoli arrivò a minacciare
l’espulsione dei Padri se questi non avessero acconsentito ad accettare quale
Rettore del Collegio un estraneo, tale Prof. Piccinino; pur di non veder
menomata la loro dignità, i Barnabiti dovettero rinunciare a mantenere quel
Collegio e pertanto il 30 novembre dello stesso anno, ceduti i locali, il
Rettore Padre Vallesi ed altri religiosi passarono in un appartamento del
Palazzo del Principe San Nicandro, ove successivamente furono aperte per
qualche tempo le scuole per gli alunni esterni. Il Convitto, invece, continuò a
dimorare nella Villa Cosentini a Capodimonte, già in affitto per le vacanze
autunnali. Alla fine dell’aprile 1868 il Convitto fu trasferito a Villa
Macry (ora Villa Meregrinis), presa in affitto per tre anni, mentre le scuole
pubbliche furono aperte presso la Chiesa di Gesù e Maria, nella via allora
detta all’Infrascata. I Barnabiti ebbero di nuovo un loro Collegio il 12 ottobre
1870, quando riuscirono ad acquistare da Gioacchino Falcone l’omonimo Palazzo
(aedes falconianae, come è detto nelle memorie del tempo) attiguo alla Chiesa di
Montesanto. Il Collegio fu posto sotto la protezione del Venerabile Francesco
Saverio Maria Bianchi, barnabita, apostolo di Napoli, proclamato beato nel
1893 e quindi santo nel 1951. L’anno scolastico fu inaugurato il 17 novembre
1870 dal Rettore Padre Luigi Aguilar, alla presenza del Card. Sisto Riario
Sforza, arcivescovo di Napoli. In quell’occasione vi fu la premiazione
scolastica degli anni precedenti, ad indicare la continuità educativa dei
Barnabiti, i quali, dopo aver dato lustro alla cultura del settentrione
attraverso la diuturna opera educativa di grandi menti e scrittori, stavano
portando la loro opera di rinnovamento culturale nel sistema educativo
napoletano. Con quanta passione si siano dedicati all’opera educativa
dei giovani affidati alle loro cure, la storia è testimone e l’affermazione del
Bianchi fu subito notevole. Nel “Contemporaneo di Napoli" (10 dicembre
1874) si poteva leggere che "… L’Istituto Bianchi, riformatosi solo appena
quattro anni, già più non basta a contenere coloro che vi cercano una solida
istruzione, congiunta a’ più nobili e schietti sentimenti di morale di
generazione... Niuno fra gli allievi del Collegio testé presentato agli esami
pubblici, ne veniva respinto, anzi i più vi erano ammessi fin dalla prima prova
…” Generazioni di allievi e di maestri sono passate per le mura
di questo Istituto, realizzando le finalità del progetto educativo offerto e
affermandosi nel mondo del lavoro e delle professioni. Tra gli illustri maestri
del passato sono da ricordare il Ven. Padre Vittorio De Marino, i fratelli
Nicola. e Vincenzo Cilento, G. De Rosa,
Mons. F. De Simone, mentre tra gli allievi troviamo lo stesso Ven. Padre
Vittorio De Marino, R. Pucci, M. Jaccarino, B. Gatta, 0. Mazzone. In tempi recenti ricordiamo la celebrazione del 125° della
fondazione dell’Istituto, tenutasi il 30 gennaio 1996 nel teatro dell’Istituto
S. Giovanna d’Arco (per indisponibilità di posti nel teatro del Bianchi stesso)
alla presenza dell’Em.mo Card. Michele Giordano, Arcivescovo di Napoli e del Padre
Luigi M. Villa, Superiore Generale dei Barnabiti; anche in questa occasione,
come già citato nel 1870, è stata effettuata la premiazione scolastica. L’Istituto non vive sulle glorie del passato; piuttosto, i
risultati conseguiti rappresentano per gli educatori uno stimolo a fare di più
e meglio nella riproposizione di contenuti formativi, umani e cristiani,
maggiormente idonei ad accompagnare il cammino dell’uomo nei tempi che si
annunciano cosi carichi di novità e di promesse |